È la stazione sciistica del Feltrino, la più
vicina alla pianura
veneta e raggiungibile da Pedavena in soli 15 minuti d’auto,
situata a 1454m s.l.m.
È un territorio ideale per abbinare una vacanza di sport
sulla
neve e di relax, di cultura, di divertimento. Sette le piste,
circa dieci chilometri, due anelli per lo sci da fondo con un
impareggiabile panorama su tutta la vallata Feltrina e
Bellunese. Pedavena, famosa per la sua Birra, e Feltre.
Sul Monte Avena vi sono impianti scioviari che servono 8
piste da discesa, per complessivi 15 km. e 2 piste da fondo
ad anello di 3 e 6 km: esposizione soleggiata ottimale e
deliziosi panorami sulla splendente Valle del Piave. Per chi
cerca l’emozione, vi è la possibilità
di sciare “in notturna”
nella pista illuminata di Le Buse.
Lo sci d’alpinismo trova qui una delle sue magiche occasioni:
sciare all’altezza massima del monte Avena, in
località Campon, è ancora più
emozionante pensando che recenti
scoperte archeologiche hanno individuato un’industria litica
risalente a 30.000 anni fa.
Le favorevoli correnti d’aria consentono manifestazioni di
parapendio e deltaplano. Per chi non scia, oltre
all’invitante
atmosfera dei caldi ristori vicino alle piste, può
praticare, nel
Palaghiaccio di Feltre, hockey e pattinaggio artistico.
L'AUTUNNO
E L'INVERNO
COL MAZAROL - escursioni guidate
Guides naturalistic-environmental regional
Official guides of the Park National Dolomiteses Bellunesi
Mark of quality of the Park for Environmental Education and Touring.
Città fortificata tra le più suggestive
del Veneto, Feltre sorge al centro di un anfiteatro naturale
di rara bellezza situato ai piedi delle Prealpi.
Il territorio già abitato in età preromana, nel I
sec. a. C diviene un fiorente municipium, uno strategico snodo
commerciale e militare lungo la via Claudia Augusta,
importante arteria che collegava il porto di Altino con
l’area danubiana.
Al collasso dell’Impero seguono i saccheggi e gli incendi di
Visigoti, Alani, Unni, Ostrogoti e Longobardi che la distruggono nel
569 d.C. In epoca medioevale, sotto l’autorità del
vescovo conte, è ripetutamente contesa dai Trevigiani e poi
conquistata, tra deboli tentativi di ripresa, da Ezzelino da Romano,
dai Caminesi, dagli Scaligeri, dai sovrani di Boemia, dai Carraresi e
dai Visconti, ultimi signori della città.
È il 1404 quando Feltre lega le proprie
sorti a Venezia.
La potente Repubblica, che aveva creato un vasto stato in terraferma,
impone il proprio dominio e la città vive un momento di
splendore. L’eco ell’Umanesimo raggiunge Feltre che
dà i natali a tre grandi ingegni:Vittorio de’
Rambaldoni, precettore dei Montefeltro e dei Gonzaga, Panfilo Castaldi,
che contende a Gutemberg l’invenzione dei caratteri mobili di
stampa e il Beato Bernardino Tomitano, fervente predicatore, che
istituì i Monti di Pietà per arginare la piaga
dell’usura. Nel 1509-1510 la fedeltà dei Feltrini
verso Venezia è messa a dura prova: le truppe di
Massimiliano d’Asburgo invadono, conquistano e saccheggiano
la cittadella.
La città rinasce sui ruderi dei vecchi lotti gotici, sulle macerie degli edifici pubblici e religiosi, abbellendosi di palazzi e chiese dalle splendide facciate tutte decorate ad affresco e graffito. Palazzo Crico Tauro, affrescato dal Morto da Feltre, palazzo Salce Aldovini Mezzanotte, palazzo Cantoni, palazzo Muffoni, la cui facciata è affrescata dalla cerchia di Marco da Mel, palazzo Zugni, palazzo Banchieri ingentilito da pregevoli graffiti eseguiti da maestranze centro italiane, palazzo Pezzani, palazzo Zucco e palazzo Altino Salce si rincorrono dentro e fuori le mura. Lo splendore ormai è finito, Venezia lentamente decade e Feltre, ancella fedele, ne segue le sorti.
Travolta dalla ventata rivoluzionaria francese nel 1797,
ceduta con il trattato di Campoformio all’Austria, la
città viene annessa al regno d’Italia nel 1866.
Il resto è storia recente.
Il Teatro de la Sena,
ovvero “della scena”, è ospitato al
primo
piano del Palazzo della Ragione, edificio riedificato dopo la
distruzione del 1510 da parte delle truppe di Massimiliano
d’Asburgo e
caratterizzato dal loggiato palladiano del 1558. Il salone,
inizialmente adibito alle riunioni del Maggior Consiglio, fu destinato
a pubblico teatro nel 1684 con la costituzione di un Teatro Sociale a
due ordini di palchetti di proprietà privata, appartenenti a
famiglie
nobili e cittadine. Già dal 1621 vi si teneva
“…una Sena (scena) per
recitar commedie in Carnevale”. Nel XVIII secolo
l’attività fu intensa.
Nel 1729 Carlo Goldoni vi rappresentò “Il buon
padre” e “La
cantatrice”. Nel 1741 fu aggiunto un terzo ordine di
palchetti. Il 26
luglio 1769 un fulmine colpì il teatro durante uno
spettacolo, causando
la morte di cinque persone, decine di feriti e danni alle strutture,
cosicché la sala fu utilizzata sporadicamente. Nel 1802
l’architetto
veneziano Gianantonio Selva, già vincitore del concorso per
la
progettazione della Fenice di Venezia, fu incaricato della radicale
ristrutturazione dell’ambiente. Le decorazioni pittoriche,
tra le quali
spiccano il sipario e il soffitto a velario, furono eseguite invece nel
1843 da Tranquillo Orsi, autore nel 1837 delle decorazioni neoclassiche
della Fenice.
Il teatro fu chiuso nel 1929 perché non rispondente alle
moderne
normative di sicurezza pubblica. Nel 1971, dopo una campagna di
sensibilizzazione della locale sezione di Italia nostra, furono avviati
i primi interventi di restauro che si protrassero con alterne vicende
fino agli anni ‘90. I lavori sono in fase conclusiva grazie a
un
accordo di programma siglato nel 2000 tra il Comune di Feltre e la
Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio del Veneto
Orientale ed oggi il Teatro della Sena offre al visitatore
l’opportunità unica di entrare nella perduta
Fenice.
Orari:
Mese di maggio: dom. 10.00 - 13.00, 16.00 – 19.00
Giugno – settembre: sab. 16.00 – 19.00, dom. e
festivi 10.00 - 13.00, 16.00 – 19.00
Il prezioso scrigno del cinquecentesco palazzo Villabruna offre un compendio della storia della città: dalle iscrizioni antecedenti la romanizzazione, ai reperti di epoca romana, medioevale e rinascimentale fino al XIX sec. La notevole collezione di mobili dei secoli XV-XVIII, frutto dell’abilità di falegnami locali, evoca l’ambientazione di una dimora signorile nel corso del tempo. Nella pinacoteca è possibile ammirare un’antologia della pittura veneta tra il ‘500 e l’800 con autori di spicco quali Lorenzo Luzzo, Pietro de Marascalchi, Gentile Bellini, Vittore Belliniano, Giambattista Cima da Conegliano, Girolamo Dente, Palma il Giovane, Niccolò Renieri, Girolamo Forabosco, Pietro Liberi, Francesco Maffei. Un ulteriore motivo di interesse è dato dalle sculture lignee, da quelle policrome dei sec. XVI – XVIII alla delicatissima statua polimaterica effigiante l’Arcangelo Gabriele, fino al modello per fontana e alle statuine di Valentino Panciera Besarel. In museo è conservato il manto di Carlo IV, rara stoffa trecentesca che la tradizione vuole donata dall’imperatore al Santuario di San Vittore.
Via
Lorenzo Luzzo, 23
Tel. +39 0439 885241/242
www.comune.feltre.bl.it
museo@comune.feltre.bl.it
Orari:
da martedì a venerdì: 10.30 – 12.30 e
16.00 – 19.00*
sabato e domenica: 9.30 – 13.00 e 14.00 – 19.00*
chiuso i lunedì non festivi, 25, 26 dicembre e 1°
gennaio
*con l’ora solare l’orario di visita pomeridiano è: 15.00 – 18.00 (giorni feriali), 14.00 – 18.00 (sabato e domenica)
Oggi, a Siviglia, l'UNESCO ha decretato l'inserimento delle
Dolomiti nel patrimonio naturale mondiale dell'Umanità.
Il
riconoscimento corona un lungo cammino, che ha sancito lo straordinario
valore paesaggistico e naturalistico delle "montagne più
belle del
mondo".
L'area riconosciuta come patrimonio non include tutte le
Dolomiti ma, in pratica, ricalca il perimetro delle aree naturali
protette già istituite e dei Siti di Importanza Comunitaria
già
individuati nelle Dolomiti, questo perché l'Unesco chiede
precise
garanzie in merito alla tutela del bene inserito nel Patrimonio.
Grazie
anche alla presenza e al lavoro dei Parchi è stato
così possibile
assolvere a tre principi fondamentali richiesti dall'Unesco.
a.
l'adozione di una politica generale intesa ad assegnare una funzione
strategica al patrimonio culturale e naturale nella vita collettiva e
l'integrazione della protezione di questo patrimonio nei programmi di
pianificazione generale: questo aspetto è assolto dagli
strumenti di
pianificazione dei Parchi.
b. l'istituzione sul territorio di uno o
più servizi di protezione, conservazione e valorizzazione
del
patrimonio culturale e naturale, dotati di personale appropriato,
provvisto dei mezzi necessari per adempiere i compiti che gli
incombono: gli enti parco nascono proprio per svolgere queste funzioni
di protezione e vigilanza richieste dall'Unesco.
c. lo sviluppo di
studi e ricerche scientifiche per perfezionare i metodi di intervento
che permettono a uno Stato di far fronte ai pericoli che minacciano il
proprio patrimonio culturale o naturale: le attività di
ricerca
scientifica fanno parte delle finalità istituzionali dei
Parchi, che
realizzano monitoraggi, censimenti, studi scientifici per approfondire
la conoscenza del patrimonio che sono chiamati a proteggere.
"L'inserimento
delle Dolomiti nel Patrimonio Unesco – ha dichiarato il
Presidente del
Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, Guido De Zordo - non costituisce
solo il riconoscimento dell'assoluta unicità e del valore
scientifico,
ambientale ed estetico delle montagne più famose del mondo,
ma anche
una attestazione della qualità del lavoro svolto in questi
anni da
tutte le aree protette presenti sulle Dolomiti, che ne hanno garantito
la salvaguardia. Le aree naturali protette sono il valore aggiunto
della straordinaria realtà ambientale delle Dolomiti".
"Questo
inserimento nel patrimonio Unesco faciliterà ulteriormente
– ha
dichiarato il Direttore del Parco, Nino Martino – le
attività di
cooperazione internazionale che il Parco ha già avviato con
altre aree
protette straniere, a loro volta inserite nel patrimonio
dell'Umanità,
come nel caso del Parco Nazionale del Durmitor, in Montenegro".
Guarda il Video
Feltre ospiterà nel 2011 lo svolgimento dei Campionati Mondiali di Bocce, categoria Senior.
Il visitatore ha potuto inoltre assaporare i piatti tipici della cucina tradizionale e vedere all'opera un gruppo di casari che, con strumenti antichi, ha lavorato il latte per produrre formaggio fresco che è stato degustato.
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